Happy Friday

TROVA LA TUA MISURA

29.10.2021

Chi mi conosce sa che la rigidità è un aspetto che non mi appartiene. Ma è sempre stato così?
Assolutamente no.

In passato ho perso un sacco di occasioni lavorative, ma anche amicizie ed esperienze, per via del mio estremo bisogno di controllo. Perché se tutte le circostanze non erano come volevo, non mi buttavo. Non ci provavo nemmeno.
Ora posso dire che all’epoca, senza rendermene conto, soffrivo della sindrome della continua ricerca di perfezione. Pretendevo troppo ed ero rigida in tutto: nel mio lavoro, negli impegni da portare a termine e anche nell’alimentazione.
Seguivo una dieta che non mi appagava e che, nonostante ciò, continuavo a impormi. Mi era stata redatta dal mio coach e io, come un robot, eseguivo perché era quello che sentivo di “dover” fare.

L’importanza dell’ascolto di me stessa è qualcosa che ho capito più avanti, quando ho compreso che mi stavo rinchiudendo in una gabbia fatta di regole e dalla quale non vedevo l’ora di evadere.
È così che ho iniziato ad avvicinarmi sempre di più al concetto di flessibilità.

Però – anche qui – non ho perso l’occasione per cadere in un’altra trappola, quella data dalla totale assenza di schemi.
Quando diventi il tuo datore di lavoro e non hai la necessità di andare in ufficio, da una parte hai la fortuna di poter scegliere quando e dove lavorare, ma dall’altra devi essere bravo a saperti gestire tra doveri e piaceri.
Nel mio caso avere tutta quella libertà mi ha portata per un certo periodo a perdermi e, come se non bastasse, a commettere degli errori che sono stati difficili da accettare.
Ho vissuto momenti di forte indulgenza.
Trovavo sempre delle scuse per non agire, per rimandare all’indomani. Però così facendo mi stavo allontanando sempre di più dalla persona che avrei voluto essere e da tutti quei valori che erano sempre stati fondamentali per me.

È stato grazie a queste esperienze, agli sbagli e alla continua osservazione di me stessa, che ho potuto ricercare una mia misura, un mio equilibrio, tra l’eccesso e il difetto.

Oggi so che avere una routine rigida o troppo piena di impegni non mi permette di essere efficiente. Ho compreso che funziono bene se faccio poche cose per volta.
Ho smesso di farmi la guerra, di andare ad un ritmo che non era il mio e ho accettato alcune mie caratteristiche. Ho dovuto saper assecondare quella che è la mia natura e ho capito che ciascuno di noi ha la propria.
Non c’è un giusto e uno sbagliato.

Tante volte però siamo proprio noi a complicarci le cose, pretendendo troppo da noi stesse. E spesso ce ne rendiamo anche conto.
Ma effettivamente cosa facciamo per cambiare?
La soluzione più immediata è chiuderci dentro questo aspetto di noi: ci incolpiamo o finiamo per lamentarci dei troppi impegni, degli standard elevati che da sole ci imponiamo di raggiungere. Raramente ci impegniamo fin da subito per poter cambiare.
Ma non dobbiamo sempre arrivare a toccare il fondo per dare alla nostra vita una direzione diversa.

Se ti rendi conto che sei sempre stanca, nervosa, che spesso rispondi male a chi ti circonda o che hai troppo poco tempo per te, forse è il momento di fermarti.
Ascoltati, dentro e fuori. Non silenziare tutti i segnali che il tuo corpo ti invia.

Per riuscire ad osservarmi con distacco, con un occhio più esterno, per me è stato utile dedicarmi alla meditazione e alla scrittura. Però non basta scrivere su un diario che vogliamo rallentare. Dobbiamo riuscire concretamente ad apportare delle piccole variazioni nelle nostre giornate.

Per questo mi sono data poi la possibilità di sperimentare sulla mia pelle che cosa funziona e che cosa no, e così ho individuato quello che mi aiuta a vivere tutto con più serenità.

Si può davvero migliorare sotto tanti aspetti, non solo dal punto di vista fisico.
Possiamo progredire anche come persone, ma è necessario ritagliarsi del tempo per capire come stiamo vivendo e quali sono i meccanismi dietro al nostro agire.
Si vuole sempre passare dal niente al tutto, ma le cose vanno fatte provando e creando un metodo che sia cucito su di noi.
Possiamo migliorare un giorno dopo l’altro, ma dobbiamo impegnarci ad essere costanti nel dialogare con noi stesse, nel trovare il modo per farlo.

Happy Friday

TROVA LA TUA MISURA

29.10.2021

Chi mi conosce sa che la rigidità è un aspetto che non mi appartiene. Ma è sempre stato così?
Assolutamente no.

In passato ho perso un sacco di occasioni lavorative, ma anche amicizie ed esperienze, per via del mio estremo bisogno di controllo. Perché se tutte le circostanze non erano come volevo, non mi buttavo. Non ci provavo nemmeno.
Ora posso dire che all’epoca, senza rendermene conto, soffrivo della sindrome della continua ricerca di perfezione. Pretendevo troppo ed ero rigida in tutto: nel mio lavoro, negli impegni da portare a termine e anche nell’alimentazione.
Seguivo una dieta che non mi appagava e che, nonostante ciò, continuavo a impormi. Mi era stata redatta dal mio coach e io, come un robot, eseguivo perché era quello che sentivo di “dover” fare.

L’importanza dell’ascolto di me stessa è qualcosa che ho capito più avanti, quando ho compreso che mi stavo rinchiudendo in una gabbia fatta di regole e dalla quale non vedevo l’ora di evadere.
È così che ho iniziato ad avvicinarmi sempre di più al concetto di flessibilità.

Però – anche qui – non ho perso l’occasione per cadere in un’altra trappola, quella data dalla totale assenza di schemi.
Quando diventi il tuo datore di lavoro e non hai la necessità di andare in ufficio, da una parte hai la fortuna di poter scegliere quando e dove lavorare, ma dall’altra devi essere bravo a saperti gestire tra doveri e piaceri.
Nel mio caso avere tutta quella libertà mi ha portata per un certo periodo a perdermi e, come se non bastasse, a commettere degli errori che sono stati difficili da accettare.
Ho vissuto momenti di forte indulgenza.
Trovavo sempre delle scuse per non agire, per rimandare all’indomani. Però così facendo mi stavo allontanando sempre di più dalla persona che avrei voluto essere e da tutti quei valori che erano sempre stati fondamentali per me.

È stato grazie a queste esperienze, agli sbagli e alla continua osservazione di me stessa, che ho potuto ricercare una mia misura, un mio equilibrio, tra l’eccesso e il difetto.

Oggi so che avere una routine rigida o troppo piena di impegni non mi permette di essere efficiente. Ho compreso che funziono bene se faccio poche cose per volta.
Ho smesso di farmi la guerra, di andare ad un ritmo che non era il mio e ho accettato alcune mie caratteristiche. Ho dovuto saper assecondare quella che è la mia natura e ho capito che ciascuno di noi ha la propria.
Non c’è un giusto e uno sbagliato.

Tante volte però siamo proprio noi a complicarci le cose, pretendendo troppo da noi stesse. E spesso ce ne rendiamo anche conto.
Ma effettivamente cosa facciamo per cambiare?
La soluzione più immediata è chiuderci dentro questo aspetto di noi: ci incolpiamo o finiamo per lamentarci dei troppi impegni, degli standard elevati che da sole ci imponiamo di raggiungere. Raramente ci impegniamo fin da subito per poter cambiare.
Ma non dobbiamo sempre arrivare a toccare il fondo per dare alla nostra vita una direzione diversa.

Se ti rendi conto che sei sempre stanca, nervosa, che spesso rispondi male a chi ti circonda o che hai troppo poco tempo per te, forse è il momento di fermarti.
Ascoltati, dentro e fuori. Non silenziare tutti i segnali che il tuo corpo ti invia.

Per riuscire ad osservarmi con distacco, con un occhio più esterno, per me è stato utile dedicarmi alla meditazione e alla scrittura. Però non basta scrivere su un diario che vogliamo rallentare. Dobbiamo riuscire concretamente ad apportare delle piccole variazioni nelle nostre giornate.

Per questo mi sono data poi la possibilità di sperimentare sulla mia pelle che cosa funziona e che cosa no, e così ho individuato quello che mi aiuta a vivere tutto con più serenità.

Si può davvero migliorare sotto tanti aspetti, non solo dal punto di vista fisico.
Possiamo progredire anche come persone, ma è necessario ritagliarsi del tempo per capire come stiamo vivendo e quali sono i meccanismi dietro al nostro agire.
Si vuole sempre passare dal niente al tutto, ma le cose vanno fatte provando e creando un metodo che sia cucito su di noi.
Possiamo migliorare un giorno dopo l’altro, ma dobbiamo impegnarci ad essere costanti nel dialogare con noi stesse, nel trovare il modo per farlo.

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